Conferenza  -  mostra ALBERT CAMUS Primo Uomo a Mondovì

22 - 23 Febbraio 2013

Sala Ghisleri - Via F. Gallo, Mondovì Piazza

Bruno Audisio e altri.

Anniversario
Albert
Camus
7/11/1913
7/11/2013
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Scritti ed incontri

Commento al film di Gianni Amelio “Il primo uomo” dal libro di A. Camus.

Pubblicato il 06/06/2012
A cura di Bruno Audisio



Ieri sono ritornato a vedere il film di Gianni Amelio “Il Primo Uomo”  ma la sensazione emersa dalla scena finale, durante la mia prima visione, è  risultata  ancora  più accentuata. 
Come   ho scritto  quella finestra che la mamma di  J. C , al termine del film, chiude sulla strada del quartiere povero di Belcourt  mi ha dato l’impressione che si chiudesse su altro .
Questo altro  riguarda proprio  J. C  che, oltre alla ricerca di una memoria e di un padre mai conosciuto era, soprattutto, anche alla ricerca di se stesso .
Questo  è ben  evidente nell’ultimo capitolo del libro  titolato : “Oscuro a se stesso”.
Considerando la qualità e sensibilità artistica  del regista alcune trascuratezze ed  omissioni , di una certa rilevanza (evidenti per chi conosce e ama l’opera di A. Camus)  pur  sforzandomi non riesco a comprenderle.
Bastava pochissimo per evitarle.
Il film, per me, rimane un “bel  film a metà”, come la sua ispirazione.
A consolazione della mia esigenza di rispetto ed affetto  verso  Albert Camus mi sono allora immaginato una scena finale  dove  :



“ La madre chiude la finestra che si affaccia sulla strada del  quartiere povero di Belcourt.
J. C ,  prende un  taxi  per raggiungere  la stazione di Mondovì.
Salendo sul treno, che dovrà condurlo ad Algeri, J. C  incrocia un bracciante agricolo con un abito ed una barba curati e due baffetti che gli ricordano la figura del padre mai conosciuto rimanendone sorpreso e leggermente turbato  poi, con fare assente, si  siede nello scompartimento vuoto della carrozza.  
E’  accaldato  e  dal   suo viso  trapelano  ricordi e pensieri. 
Il  treno si avvia lentamente, si  ode  soltanto lo  sferragliare delle ruote sui binari ferroviari.
J. C  si alza e apre il finestrino della carrozza  dove un  dolce vento , che  lui  tanto ama, gli accarezza  e rinfresca il viso , il suo sguardo si  posa sul paesaggio da cui  scorrono  immagini  a lui  tanto care :   il mare, la sabbia, il cielo, la campagna, i  fiori, gli alberi, le donne e gli uomini ai lavori domestici e agricoli, i bimbi che giocano  felici  su  un  campetto da calcio .
Tutto risplende  sotto un caldo  sole, a tratti, nascosto da  leggere nuvole  bianche .
Il treno  attraversa  una piccola galleria e improvvisamente  il tutto si oscura .
Dopo un attimo  le immagini ricompaiono illuminate  da un sole ancora  più intenso  sotto un cielo  più  azzurro e terso, senza nuvole . 
Non si ode più lo sferragliare del treno, il silenzio e la luce  trionfano su ogni cosa .
Lo sguardo di J. C appare ora più quieto e addolcito e dal  suo viso traspare una serenità  che  il suo cuore e la sua  anima , placati da ogni tumulto e ribellione , riescono  finalmente a donargli”.

( …. sullo sfondo , luminoso ,  dello schermo  appare  la   parola   FINE )


 
Camus, Il suo tempo e la sua modernita’

Pubblicato il 16/10/2013

A cura di Bruno Audisio


Per prima cosa , un sentito ringraziamento alla Libreria Golem per avere
organizzato questo incontro , dedicato al centenario della  nascita di  Albert Camus , avvenuta il 7 novembre 1913 a
Mondovì d’Algeria,   nonché alla presentazione del libro “Paesaggi sul Sacro in Albert Camus” di Antonio Rinaldis  ed un
sentito grazie a tutti  i  presenti in sala.   
Prima della relazione dell’amico Antonio vorrei esporre un breve richiamo sulla  modernità dell’opera di A. Camus che
risulterà , nel suo insieme un vero e proprio “progetto umano” in cui la presenza del Sacro è una componente costante ,
nonché fare un breve cenno agli eventi del periodo purtroppo breve in cui  egli  è vissuto  ed è stato  un  attivo e
importante interprete.

Il tema del Sacro è oggi  più che mai di grande attualità e importanza in considerazione dell’avvento della sua
secolarizzazione e  metamorfosi.
Il Sacro rappresenta una realtà multiforme che muta secondo le culture ed è un “unico” di cose straordinarie e
misteriose ,  trascendentali ed immanenti . Per Albert Camus  il Sacro emerge attraverso il “mistero” e l’esperienza
terrena vissuta che culmina dall’incontro tra il sacrilego tremendo ed il mistero fascinoso cioè tra una  natura “finita” ed 
un universo ed un cielo “infiniti”.  
Questo Sacro è nato con la storia dell’umanità e con le religioni ma soprattutto da una necessità emozionale e di senso
presente nell’uomo.
Il grande problema del  Sacro è , oggi più che mai , divenuto anche un prodotto creato dalle Società per imporre un
ideale collettivo , utilitaristico e di potere.
Il senso del  Sacro ed il Divino, nei tempi , si è  sempre avvicinato o contrapposto  penetrando nelle nostre coscienze
plasmadole anche in modo confuso ed incerto ma per A. Camus la distinzione è netta  e ,  parafrasando M. Hedegger : 
“il Sacro non è Sacro perché Divino , ma il Divino è Divino perché è Sacro”
Albert Camus ha sempre creduto che l’affermazione di valori salvifici nella natura umana , fosse possibile solo attraveso 
il radicamento della “Misura” , dell’Arte , dell’Amore e di una “Rivolta” in grado di affermare dei “no” che aprissero la
strada a dei “si” alfine  d’evitare un “castigo” all’uomo ed alla sua “dignità”.  

Venendo alla modernità dell’opera di  Camus , ancora oggi è tra le più attuali ed illuminate della letteratura Europea
dell’ultimo secolo ed ha  rappresentato un importante punto di riferimento anche per la  mia formazione culturale e
umana . 
Oltre a  grandi temi della giustizia , della libertà , della pace , della guerra , del terrorismo , della povertà ,
dell’immigrazione , della solidarietà , dell’amore , della bellezza , della natura , della religione , dell’arte e della dignità ,
che hanno caratterizzato tutta la sua opera , l’analisi profonda di Camus sull’Assurdo “quale senso che si fatica a
decifrare e che avvolge  la condizione umana”   mi ha  aiutato a  trovare ragioni e sentimenti per il superamento di
quell’angoscia esistenziale che , ponendo le  radici  proprio in questo  “Assurdo” , sì è diffusa tra noi creando pesanti
malesseri  e  disagi  di vita .
Tra i tanti messaggi che  Camus ci ha consegnato, quello che sempre  mi  ha accompagnato nel corso degli anni  è il
seguente : 

    “se tutto è possibile e niente ha importanza e se ci è riservato il nulla 
     facciamo almeno che “questo”  non sia un castigo”  (L’uomo in Rivolta”)

E’ in questo far sì  “che non ci sia riservato un castigo”  che ogni individuo e l’umanità  tutta  possono  trovare  le  ragioni
ed  i  sentimenti  della  propria essenza e del proprio  divenire , nonché  quella forza  necessaria  per  tentare ,
partecipando,  di costruire un mondo migliore ,  poiché un mondo migliore è possibile ,  sta a noi contribuire a questa
realizzazione.

Martin Heidegger nel 1953  in  un  suo trattato scrisse :   “ La minaccia  , per l’uomo , non viene anzitutto dalle macchine
e dagli apparati tecnici , che possono anche avere effetti mortali.
La minaccia vera ha già raggiunto l’uomo nella sua essenza . Il dominio della “im-posizione” minaccia l’umanità
fondando la possibilità che all’uomo possa essere negato di raccogliersi profondamente privandolo di un “di-
svelamento” superiore ed  a  una  verità più principale“.  
E’ proprio questo a cui  amus , nelle sue opere , si  è  sempre appassionatamente dedicato .  La sua è stata una 
continua battaglia per far emergere una verità possibile  tra  le tante menzogne e imposizioni  che la storia  tragicamente 
dispensa agli uomini .
Camus  sentiva intensamente che  “occorreva andare verso la verità con tutta l’anima” , ma si rendeva anche conto che
per affermare una sola piccola verità occorrevano tante libertà e soprattutto occorreva uscire , in qualche modo ,
dall’assurdità della vita cioè .. dare  un  senso all’Assurdo vivendolo .  Come ciò fosse possibile e con quali  mezzi
realizzarlo  l’ho appreso e lo si apprende attraverso  la  lettura dei suoi  libri  e  delle sue opere.   I  primi  furono  “Lo
Straniero” ed  “Il Mito di Sisifo” , che  lessi  poco dopo  la  sua tragica morte del 6 gennaio 1960 ,  ma solo nel 1962  , 
dopo la  lettura  dei suoi “Saggi letterari” ( tra  cui compariva anche “Il rovescio e il dritto” ) scritti in giovane età tra il 1935
ed il 1936 ,   Camus   si  svelò in tutta la sua grandezza .
Egli per sviluppare il suo percorso letterario utilizzò soprattutto i mezzi dell’ arte , della sensibilità , del sentimento e della
misura che  proprio in  questi  brevi  racconti  giovanili  già si  manifestarono.
Per entrare nel pensiero Camusiano ascoltiamo questo  passaggio del “Discorso di Svezia” pronunciato nel 10
dicembre 1957 in occasione del conferimento del “Premio Nobel” per la letteratura alla presenza di Re Gustavo VI . 
Camus aveva da circa un mese compiuto 44 anni ed era dopo Kipling il più giovane scrittore ad essere insignito di una
così alta onoreficenza.

“Personalmente  non  potrei vivere senza la mia arte ,  ma non l’ho mai posta al  di sopra di tutto :  se
mi è necessaria , è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al
livello di tutti.     L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il
maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti. 
L’arte obbliga  dunque l’artista a non isolarsi  e  lo sottomette alla verità più umile e più universale  e  ,
spesso , chi  ha scelto il suo destino d’artista perché si sentiva diverso dagli altri si accorge , ben
presto ,  che potrà alimentare la sua arte  e questo suo essere diverso  solo  confessando la sua
somiglianza  con tutti ;  l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri , a mezza strada
fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può più staccare.


In altre conferenze ed  interviste  A. Camus sempre affermò  come l’Arte sia un mezzo tra i più efficaci per il superamento
della  tragedia e dell’angoscia che , figlie dell’Assurdo costantemente opprimono l’umanità. L’Arte per Camus è una
Rivolta per affermare valori etici , estetici e di verità ; pochi scrittori si sono prodigati e tormentati come lui per tutelare la
sorte della condizione umana e della sua “dis-umanizzazione” proprio  come dice in un passaggio del  suo discorso:

L’Arte in un certo senso è una Rivolta contro il mondo in ciò che vi è d’impreciso e d’incompiuto non si 
tratta  dunque nient’altro  che  dare un’altra forma a una realtà che è costretta a conservare in sé , in
quanto è la fonte stessa della sua emozione.
Sotto questo aspetto siamo tutti realisti e nessuno lo è .
L’arte non è né il rifiuto totale né il consenso totale a ciò che esiste : essa è nello stesso tempo rifiuto
e consenso e perciò non può essere che uno strazio perpetuamente rinnovato

Nel  saggio “Il Mito di Sisifo”  del 1941  Albert  Camus scrive :
“Se il mondo fosse chiaramente comprensibile l’Arte non esisterebbe” elevando questa a una disciplina  e a una  forma
di Rivolta  ove  l’uomo tenta di affermare se stesso per stabilire un territorio inviolabile per la difesa della sua dignità
contro una storia cieca , menzognera ed  iniqua.  Camus contrariamente a tanti scrittori o filosofi è contro la Storia e
quindi contro tutti coloro che per ragioni d’interessi , brama  di potenza o “vana-gloria” la plasmano a danno di coloro
che sono costretti a subire senza potersi opporre. 

Per Camus  l’Assurdo e la Rivolta sono quindi , nella parte iniziale della sua  opera i “cardini” del suo  pensiero ,  facce
dello  stesso problema dove l’Assurdo fornisce una costante sequenza di problematiche all’Essere mentre l’Arte li
illumina e la Rivolta offre i mezzi per il loro superamento.

Ma cos’è realmente l’Assurdo per Camus ? Cos’è la Rivolta ? Contrariamente a Jean Paul Sartre dove l’Assurdo
rappresenta la mancanza totale di un fondamento dell’esistenza in cui l’uomo non è altro  che “ una passione inutile di
un qualcosa nato per caso” .
Per Camus  l’Assurdo  è sì l’irragionevole , il “non-senso” delle cose , la contraddizione , in cui l’uomo si trova
condannato a vivere in un mondo ove  “tutto è gli è concesso ma nulla gli viene spiegato” e dove si trova
irrimediabilmente sconfitto ,  perché il suo destino è uno solo .… quello di morire!   Ma per Camus questo Assurdo
l’uomo non deve subirlo  bensì  “vivergli-contro”  ponendosi , come un Artista ,  che  respinge il reale ma non lo sfugge , 
cercando  di lottare  per uscire da  quel deserto che è altro non è che la patria  del nichilismo.

In questo contesto tragico  ,  l’originalità di  Camus si colloca nel fatto che egli non pone questo Assurdo come punto
“finito” o “conclusivo” dell’esistenza ma come punto d’inizio offrendoci però i mezzi per il suo superamento  attraverso 
l’ausilio della Rivolta e dell’Arte .
“Vivere è  fare  vivere  l’assurdo  ma  per  farlo  vivere  occorre  sapere
  ben guardarlo”  ,  scrive nel Mito di Sisifo

L’uomo deve  quindi abbandonare ogni consolazione  trascendentale e affidarsi solo alla sua lucidità , al  suo coraggio
ed alla sua coscienza. 
L’ Arte , quindi  ,  per il superamento del nichilismo attraverso la Rivolta è la  formula con cui  Camus  contrariamente ad
altri scrittori  non esamina solo la malattia ma tenta con tutti i mezzi possibili la sua guarigione.   Con il tempo la struttura
dell’opera di  Camus risulterà essere , come già anticipato  un vero e proprio  “Progetto Umano” in cui gli individui ,
contrariamente al pensiero di Kierkegaard , non avrebbero più cercato la loro salvezza attraverso la fede o il
trascendentale bensì  attraverso una solidarietà  umana e terrena  aprendosi così  ad  una  “nuova forma di realismo e
di laicità“.
Albert Camus assistendo  al fallimento terreno della mediazione di Gesù tra Dio e gli uomini per la loro salvezza ,
nonché il vuoto creato dalla Chiesa praticante , richiede  agli   stessi  , per salvarsi  ed essere felici , una nuova forma di 
alleanza  che viene  ben sintetizzata  nel romanzo  “La Peste” attraverso il grido del Dott. Rieux :  
               “Amare o morire insieme non v’è altra risorsa” 
Un amore quindi che non scende più dal cielo ma si diffonde in terra tra gli uomini di buona volontà e nell’ottobre del
1945 nei suoi Taccuini annotava :

“L’Arte è il solo prodotto ordinato generato dalla nostra disordinata specie.  E’ il grido di mille
sentinelle, l’eco di mille labirinti, è il faro che non si può offuscare, è la migliore testimonianza che
possiamo dare della nostra dignità”. 

La dignità come cartina tornasole dell’essere richiede però un terreno su cui formarsi e svilupparsi .  Ma con quali mezzi
espressivi o concettuali l’Artista può servire a ciò ?  Il tempo in cui  Camus è vissuto e cresciuto fu un tempo di  grandi 
conflitti , battaglie  e ideologie sconcertanti.
Erano  gli anni che le idee HEGEL  , più che quelle di  KANT , avevano trovato un terreno fertile per affermarsi , FREUD
aveva  demolito  la concezione dell’uomo come essere razionale collocandolo nel mondo come una  marionetta schiava
del suo inconscio , NIETZSCHE aveva celebrato  il funerale di Dio ponendo  l’uomo al centro di una realtà insopportabile
, MARX aveva da tempo  annunciato il trionfo della classe operaia contro le sovrastrutture ideologiche dell’uomo
borghese che vuole tenere in schiavitù la stessa ,  HEIDEGEER preannunciava  l’avvento della tecnica  che avrebbe
ridotto l’uomo ad “oggetto” della storia e non “soggetto” , SARTRE accecato dall’ideologia Comunista scriveva nel 1938 
“La Nausea” professando  che “ l’esistenza precede l’essenza” e che “l’inferno sono gli altri” ,  HITLER nel 1939 invade
la Polonia dando avvio , alla tremenda seconda  guerra mondiale ,  nel 1944 gli “alleati” sbarcano in Normandia e nel
1945 gli americani sganciano la prima bomba atomica su Hiroshima .
Nell’ottobre del 1956  la Russia di Nikita Kruscev , sotto l’inganno di realizzare un mondo nuovo e libero invade e
sopprime con i carri armati la rivolta libertaria dell’Ungheria .  Infine dal 1954 al 1962 si consuma la lunga e sanguinosa
guerra civile per l’indipendenza dell’Algeria ferendo profondamente l’animo ed il cuore di  Camus  .
In questo scenario non certo idilliaco “dove tutto pare essere possibile e nulla avere importanza” il risultato che ne
scaturiva era  proprio quello della tragedia , la grande tragedia umana.   Camus che conosce e vive  questo dramma
molto intensamente e con sofferenza orienta tutto  il suo pensiero e la sua opera al “senso della misura” e del “limite”
per ristabilire un equilibrio contro questo Assurdo storico e metafisico come ebbe a  scrivere  :

“Il tema costante della tragedia antica è “il limite” che non si deve sorpassare. Da una parte e dall’altra
di questi limiti s’incontrano forze ugualmente legittime impegnate in uno scontro vibrante e senza
tregua.    Ingannarsi su questi  limiti  , significa  rompere questo equilibrio significa inabissarsi “ . 

In un’Europa ed in un mondo ormai devastati ed umiliati oltre ogni immaginazione  Camus non  demorde e , sempre nel
suo discorso  di  Svezia del 1957,  al conferimento del Premio Nobel dice :  

Ogni generazione , senza dubbio , si crede destinata a rifare il mondo.
La mia sa che non lo rifarà . Il suo compito è forse più grande : consiste nell’impedire che il mondo si
distrugga .  Erede di una storia corrotta in cui si fondono le rivoluzioni fallite e le tecniche impazzite , la
morte degli dei e le ideologie portate al parossismo , in cui mediocri poteri , privi  ormai di ogni forza di
convincimento , sono in grado oggi di distruggere tutto e in cui l’intelligenza si è prostituita fino a farsi
serva dell’odio e dell’oppressione , questa  generazione ha dovuto restaurare , per se stessa e per gli
altri , fondandosi sulle sole negazioni , un po’ di ciò che fa la dignità di vivere e di morire. Davanti ad
un mondo minacciato di disintegrazione sul quale i nostri grandi inquisitori rischiano di stabilire per
sempre il dominio della morte , la nostra generazione sa bene che dovrebbe , in una corsa pazza
contro il tempo , restaurare fra le nazioni una pace che non sia quella delle servitù , riconciliare di
nuovo lavoro e cultura e ricreare con tutti gli uomini un’arca di alleanza .

Anche nella conferenza di Atene del 1955 , Camus non si trattiene dall’evidenziare questo pericolo , ponendo le basi ed i
limiti della Rivolta stessa affinché sia veramente salvifica , dicendo :

Il mondo che l’individuo  del 18° secolo  credeva di poter sottomettere e plasmare grazie alla ragione
e alla scienza  ha in effetti preso una forma , ma una forma mostruosa . Razionale ed insieme
smisurata , ecco  il mondo della Storia che  a questo grado di dismisura  ha assunto il ruolo di
destino.  L’uomo dubita di poterla dominare , può solamente combatterla. Paradosso curioso .
attraverso le stesse armi grazie alle quali aveva rigettato la fatalità , l’umanità s’è ritagliata un destino
ostile.  Dopo aver fatto un dio per il regno umano , l’uomo di nuovo gli si rivolta  contro . Contesta ,
combattente e insieme smarrito , diviso fra la speranza assoluta e il dubbio definitivo.  
Vive in un ambiente tragico.  Questo  forse spiega perché la tragedia voglia rinascere.  L’uomo d’oggi
che grida la sua Rivolta sapendo che essa ha dei limiti , che esige la libertà e subisce la necessità ,
quest’uomo contradditorio , sradicato , ormai cosciente della sua ambiguità e di quella della Storia ,
quest’uomo è l’uomo tragico per eccellenza .   

A questo punto per meglio comprendere la grandezza e la modernità di Albert Camus sarebbe necessario analizzare ,
almeno brevemente , quale è stato il percorso che ha condotto un giovane , nato nella povertà e nel  disagio  del piccolo
quartiere malsano di Belcourt , vicino ad Algeri  a divenire all’età di 44 anni un  “Premio Nobel” .
Il film di Gianni Amelio , ispirato alla prima parte del romanzo postumo  “Il Primo Uomo” mirabilmente rappresenta
questo percorso sino al  1940 quando Albert Camus si trasferirà da Algeri a Parigi e grazie all’amico Marcel Pia , otterrà
un  impiego  come redattore  presso il  giornale “Paris soir”.   Parigi  era allora un vero crogiuolo culturale senz’altro il più
avanzato d’Europa e del mondo : Gide , Sartre , Simone  Debuvoir  , Mauriac , Alain , Malraux , Marleu Ponty , Andrè
Breton , Renè Char , Lacan , Brice Parain,  George Bataille, Celine , Raymond Aron e Picasso erano solo alcuni dei
grandi scrittori ed artisti protagonisti assoluti di quella che sarà un epoca  unica nella storia della letteratura e della
filosofia Francese ed Europea.
Dividendosi spesso tra Parigi e Algeri lavora alacremente  tra enormi difficoltà  economiche e di salute finché nel 21
febbraio 1941 nei suoi Taccuini scrive: “Terminato Sisifo ! Finito i tre assurdi . Inizio della libertà.”
Proprio Marcel Pia lo metterà in contatto con la Casa Editrice Gallimard per la visione del suo romanzo da poco
terminato“Lo Straniero”  il quale fu  ben accolto e  pubblicato nel maggio del 1942 sollevando un enorme successo di
critica e di pubblico.
Seguirà nello stesso anno la pubblicazione di “Caligola” ed a seguire nel  1943  del “Mito di Sisifo” ottenendo un
ulteriore grande successo specie tra il mondo giovanile .   Albert Camus , un artista “pied noir” Algerino aveva così , in
poco tempo conquistato Parigi.  Con questa “Trilogia” finisce la fase della rappresentazione letteraria imperniata
sull’Assurdo.  Pertanto “Lo Straniero” è  la  situazione Assurda ,  “Caligola” ne è  la rappresentazione tragica ed  “Il Mito
di Sisifo”  è  l’analisi   metafisica e storica del  fenomeno .   Nel 1947 viene pubblicata la “La Peste”  che è  un romanzo
che racchiude in sé una “proposta etica”  di fattiva collaborazione e solidarietà umana per la cessazione del fenomeno
degenerativo ed oppressivo di una società  senza Dio e senza Misura.
Nel 1951 la Gallimard pubblica poi  “L’uomo in Rivolta”  opera di grandi  contenuti  politici , sociali , filosofici che otterrà
un grande successo di pubblico ma anche non pochi dissapori , critiche e  malintesi presso il mondo culturale
Francese.   Dopo il premio Nobel nell’ottobre 1957 Camus vive un periodo di grande successo ma anche di  disordine e
smarrimento.  Convegni , incontri , viaggi , interviste non erano più  la sua passione ed anche Parigi , con le sue nebbie
e la sua modernità e mondanità gli andava stretta.  Il sole , il mare , i colori ed profumi della sua Algeria gli mancavano
tantissimo come ebbe a dire :

“Parigi è una meravigliosa caverna ed i suoi abitanti , vedendo le proprie ombre agitarsi sulla parete in
fondo , le scambiano per l’unica realtà.
Lo stesso per la fama strana e fugace che questa città dispensa.
Là , lontano da Parigi ,  abbiamo imparato che c’è una luce alle nostre spalle , che dobbiamo voltarci
indietro gettando le catene per guardarla in faccia , e che prima di morire il nostro compito è di
cercare , attraverso le parole , di  “darle un nome”.  

Finalmente nel 1958  Camus si convince a far ristampare “Il Rovescio  e il Diritto” dove , nella sua prefazione , si
abbandona  ad una importantissima e sentita confessione. Fu questa confessione che mi aiutò e ci aiuta a
comprendere meglio l’Artista :

Dacchè queste pagine sono state scritte , io sono invecchiato e son passato attraverso molte cose e
ho imparato su me stesso , conoscendo i miei limiti e quasi tutte le mie debolezze .   Ho imparato
meno sugli altri perché la mia curiosità è attratta più dal loro destino che dalle loro reazioni , e i destini
si ripetono molto. Ho almeno imparato che esistevano e l’egoismo , non potendo negare se stesso ,
deve cercare di  veder chiaro.  
Godere di sé è impossibile ; lo so , nonostante i grandi doni che ho per questo esercizio.  Se la
solitudine esiste , cosa che ignoro , si avrebbe pur diritto di sognarla, all’occorrenza come un
paradiso.  Qualche volta la sogno , come tutti .  Ma due angeli tranquilli me ne hanno sempre vietato
l’ingresso ; uno mostra un viso amico , l’altro ha la faccia di un nemico.  Sì ho tutto questo  ed ho
anche imparato , o press’a poco , che cosa costi l’amore.  Ma sulla vita , non ne so più di quanto ho
detto  goffamente nel “Rovescio e il Diritto” : “Non c’è amore di vivere senza disperazione di vivere”   
ho scritto ,  non senza enfasi in queste pagine. Allora non sapevo fino a che punto fossi nel vero ; non
ero ancora passato attraverso i tempi della disperazione . Questi tempi sono venuti ed hanno potuto
distruggere tutto in me , meno , appunto il disordinato appetito di vivere.   Io soffro ancora di questa
passione , al tempo stesso feconda e distruttiva  che risplende persino nelle pagine più cupe de “Il
Rovescio e il Diritto”. 

Nell’analizzare questa prefazione , in cui A. Camus espone  parte del suo percorso umano e artistico e anticipa il motivo
conduttore della sua prossima opera  “che avrebbe  trattato di una certa forma d’Amore” e
nel maggio 1959 nei suoi Taccuini scriveva :
“Sono io stesso che da quasi cinque anni , critico ciò in cui ho creduto ,  ciò di cui ho vissuto.    E’ per questo che , chi ha
condiviso le mie idee  ,  si sente preso di mira e ce l’ha tanto con me ;  e invece no , io mi sto facendo guerra e mi
distruggerò o rinascerò , tutto qui” .
Con questi richiami Camus “ri-evidenzia” come stesse attraversando un periodo non facile né felice .  Egli voleva
abbandonare un universo per crearne un altro a “continuazione” e “conclusione” del suo percorso culturale e umano
come scrive nella prefazione del “Rovescio e il Diritto” nella ristampa del 1958 :

A volte la vita mi  appare come un’ingiustizia in cammino : penso a me.
Se in questo momento ho l’impressione di essermi ingannato o d’avere mentito in quello che a volte
scrivevo,  è perché non so come far conoscere onestamente la mia ingiustizia.  Certamente non ho
mai detto di essere “ giusto .  Mi è soltanto capitato di dire che bisognava tentare di esserlo , e anche
che era una fatica ma la differenza è poi così grande? 
E può veramente predicare la giustizia chi non riesce nemmeno a farla regnare nella propria vita?  

Nel maggio del 1959  nella quiete di Lourmarin , la luce  ed  i  profumi  della campagna nei suoi Taccuini scrive :   
Ripreso il mio lavoro. Portato avanti la prima parte del  “Primo Uomo” .   Era proprio questo il libro che  Camus  pensava
di realizzare , e  che  avrebbe potuto fornirgli quella pienezza artistica e di autenticità che negli ultimi tempi sentiva di aver
abbandonato e le cui radici erano nel “Rovescio e il diritto” : 

E poi viene sempre il momento nella vita d’un artista in cui egli deve fare il punto , avvicinarsi al
proprio centro per cercare poi di  mantenervisi.  
Oggi questo momento è venuto e non occorre che dica di più se, nonostante tanti sforzi per costruire
un linguaggio e far vivere dei miti , io non riuscirò un giorno a riscrivere “Il Rovescio e il diritto” non
sarò mai riuscito a  niente :  questa è la mia oscura convinzione.  In ogni caso nulla m’impedisce di
sognare e ci riuscirò , d’immaginare che metterò ancora al centro dell’opera l’ammirevole silenzio di
una madre e lo sforzo di un uomo per ritrovare una giustizia o un amore che equilibri quel silenzio .
Nel sogno di una vita , ecco l’uomo che trova le proprie verità  e le perde , sulla terra della morte, per
tornare attraverso le guerre , le grida , la follia di giustizia e d’amore e , finalmente, attraverso il dolore,
verso quella patria tranquilla in cui anche la morte è un silenzio felice.  

L’atmosfera in cui si sviluppano i temi del  “Rovescio e il Diritto” sono tutti  permeati  di una forte componente lirica ,
sacra e poetica  mai più sarebbero stati così bene espressi nelle sue future opere.  Furono questi brani , illuminati , che
fecero scaturire nel  mio giovane cuore stupori  e  gioie  sino  allora  sconosciuti. 
Attraverso questo sono riuscito finalmente a comprendere le ragioni per cui , dopo aver raggiunto tanto successo e
avere conseguito un Premio Nobel per la letteratura Camus  si  spinse a  scrivere nella sua prefazione,  alla ristampa de
“Il Rovescio e il Diritto” nel 1958 :
      “Ecco perché , forse, dopo 20 anni di lavoro e di attività , io continuo
       a  vivere   con l’idea che la mia opera non sia nemmeno cominciata” .
Questa prefazione racchiude una vera e profonda verità che il  brano de  “L’Enigma” proprio nel  saggio  “Il Rovescio e il
diritto” evidenzia :

“Fiotti di sole caduti dal sommo del cielo rimbalzano brutalmente sulla campagna intorno a noi .  Tutto
tace davanti a questo tumulto
Dove sta l’assurdità del mondo? E’ questo splendore o il ricordo della sua assenza? Con tanto sole
nella memoria come ho potuto puntare sull’Assurdo?  Chi mi è vicino se ne stupisce ; anch’io a volte
me ne stupisco .   Potrei rispondere, e rispondere a me , che proprio il sole mi ci spingeva : la sua
luce , a forza di essere spessa coagula l’universo e le sue forme in un barbaglio oscuro.
Ma la cosa si può esprimere diversamente e , davanti a questa luce bianca e nera  che per me è
sempre stata quella della verità, io vorrei spiegarmi semplicemente a proposito di quell’ Assurdo che
conosco troppo per tollerare che altri ne ragioni senza sfumature .  D’altronde il parlarne ci riporterà al
sole. Nessun uomo può dire quel ch’egli  è , ma  accade che possa dire quel che non è .   Sii vuole
che ,  chi ancora cerca , abbia già concluso . Mille voci gli annunciano che cosa ha trovato , e tuttavia 
egli sa che non è quello.

In questo breve  brano che avete ascoltato , nonché nei suoi Taccuini dove nel settembre 1959   scrive : “ Lo sforzo più
spossante della mia vita è stato di soffocare la mia natura per metterla al servizio dei miei più grandi progetti.  Ogni tanto
, ma solo ogni tanto ci riuscivo” ,
si evidenzia  in  modo  lampante  l’insoddisfazione artistica ed  intima di Camus facendo emergere quel suo forte
desiderio di realizzare un’opera  con  quei contenuti  e  valori  in cui   “il cuore per la prima volta si era aperto“ ma anche ,
e soprattutto , di ritrovare quella sua identità profonda e autentica troppo a lungo trascurata o nascosta come  proprio
nella bozza  del suo sognato libro “Il Primo uomo” al capitolo finale  “Oscuro a se stesso” egli accenna ..ma non svela
ancora.

Camus non riuscirà a  raggiungere  tale  sogno . 

Il 6 gennaio 1960 , alle ore 13,55 , l’auto “Facel Vega” , guidata da Michel Gallimard , andava a schiantatasi , per lo
scoppio di una gomma , contro un albero  solitario sulla strada che doveva portarlo a Parigi. 
L’Assurdo , contro cui tanto si era opposto , si era presentato inesorabilmente  a Lui  con tutta la sua violenza e tragicità .

Concludendo possiamo affermare che la sconcertante modernità di   Camus  la si ritrova continuamente ancora oggi  in
ogni sua opera in ogni suo scritto in ogni sua conferenza , ma soprattutto  nella  sua profonda convinzione che la natura
umana è parte integrante di una natura più grande che deve essere  sorretta  e difesa da una comune solidarietà
terrena  tra  gli individui  di ogni  paese , razza o religione . 
Camus oltre ad essere stato un grande intellettuale non fu  mai un  falso profeta , né  mai  peccò d’intellettualismo e “la
sua visione sul mondo illuminerà in modo penetrante i problemi che la storia porrà  sempre alla coscienza degli
uomini”  come ebbe a dire nel suo intervento  Gustavo VI  durante il conferimento del Premio Nobel !


CONCLUSIONE

Passo la parola all’amico Antonio , per la presentazione e discussione della sua  recente opera “Paesaggi sul Sacro in
Albert Camus”  dove egli affronta un tema molto importante e di grande attualità e difficoltà  poichè in una società come
l’attuale così “dissacrata”  e  “senza misura”  non è cosa semplice farsi comprendere o far comprendere un pensiero
così complesso e misterioso.  

Vorrei  però ancora ricordare che , contrariamenhete a quanto spesso si scrive o si dice Albert Camus non era ateo e
grazie al suo animo greco ha sempre rispettato la misura ed il senso del Sacro quasi come un’appartenenza ad una
sfera Divina ed Enigmatica . 
Camus opta per questo Sacro , ammira Gesù ma non crede alla sua resurrezione e non crede all’esistenza di un Dio
creatore ed onnipotente ; egli crede nell’uomo e nella sua umana e tragica responsabilità proprio come nel suo
romanzo “La Peste” dove attraverso  alcuni  personaggi  ci aiuta a comprendere come si può essere “santi” anche
“senza credere”  in un Dio o nella promessa di una salvezza eterna e costruirsi , nonostante  tutto , una  coscienza ed
morale autonome dalla religione .

Ringraziandovi per l’ascolto lascio ora finalmente la parola ad  Antonio.
 
 

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