Conferenza  -  mostra ALBERT CAMUS Primo Uomo a Mondovì

22 - 23 Febbraio 2013

Sala Ghisleri - Via F. Gallo, Mondovì Piazza

Bruno Audisio e altri.

Anniversario
Albert
Camus
7/11/1913
7/11/2013
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CONVEGNO DI MONDOVI’ 2013

ALBERT CAMUS 
IL SUO TEMPO  E  LA SUA MODERNITA’
memoria  di  Bruno Audisio


venerdì 22 febbraio 2013 , ore 17,15 - 17,50

Per prima cosa , un sentito ringraziamento all’Associazione “Culturale degli Spigolatori” per  aver  organizzato  questo  Convegno  dedicato al centenario della  nascita di  Albert  Camus ed al ricordo storico dei “Mondoviens” ed un grazie a tutti coloro che si sono prodigati per realizzarlo ed  a tutti  i  presenti in sala.   
Prima d’iniziare a parlare dell’Artista ed ascoltare alcuni dei suoi  scritti e discorsi , vorrei  però  ritornare a quel mercoledì 5 novembre 2003 quando ,  per l’occasione  dei novanta  anni  dalla nascita di Albert Camus  avvenuta a Mondovì d’Algeria  il 7 novembre del 1913 ,  in una splendida giornata  di sole che esaltava i colori autunnali  della Provenza  mi recai a Lourmarin per visitare i luoghi e la casa che A. Camus acquistò dopo il Premio Nobel  e  due anni prima di morire.
Durante quei giorni , sui giornali  nessuna notizia o richiamo  di questo anniversario e sulla tomba di Camus , nel  cimitero di Lourmarin , solo un piccolo crisantemo avvizzito , la lavanda incolta , le erbe da estirpare e , di fresco e profumato , solo il piccolo vaso di gelsomini  rossi portati   per l’occasione dal sottoscritto .   In quel momento ebbi l’impressione che la Francia , ma non soltanto la Francia , avessero dimenticato  uno dei più grandi interpreti  della  cultura Europea ! 
La  cosa mi parve ingiusta ,  direi quasi immorale.
Ma , in un mondo guidato da gente che poco sa di giustizia e di morale e dove la menzogna è divenuta la regola dell’agire , oggi, grazie  a questo Convegno  si è  fatto un importante  gesto  per  restituire a  “Camus  ciò che è di A. Camus” ,  anche se la storia e gli uomini  sono stati ormai  costretti a  riconoscere  “ le  sue ragioni “ .
L’opera di  A. Camus , a cui mi sono avvicinato all’età di 19 anni è  tra le più attuali ed illuminate della letteratura Europea  dell’ultimo secolo ed  ha  rappresentato  un importante  punto di riferimento  per la  mia formazione culturale e umana .  Oltre a  grandi temi della giustizia , della libertà , della pace , della guerra , del terrorismo , della povertà , dell’immigrazione , della solidarietà , dell’amore, della bellezza, della natura, della religione ,  dell’arte , della dignità e dei diritti umani , che hanno caratterizzato tutta l’opera di A. Camus , l’analisi profonda dell’assurdo  “quale senso che si fatica a decifrare“ che avvolge  la condizione umana ,  elaborata dall’Artista , mi ha  aiutato a  trovare ragioni e sentimenti per il superamento di quell’angoscia esistenziale che , ponendo le  radici  proprio in questo  “assurdo” , sì è diffusa tra noi creando pesanti malesseri  e  disagi  di vita .
Tra i tanti messaggi che  Albert  Camus ci ha consegnato, quello che maggiormente  mi  ha accompagnato nel corso degli anni  è il seguente : 
     “se tutto è possibile e niente ha importanza e se ci è riservato 
     il nulla facciamo almeno che “questo”  non sia un castigo”
E’ in questo far sì  “che non ci sia riservato un castigo”  che ogni individuo e l’umanità  tutta  possono  trovare  le  ragioni ed  i  sentimenti  della  propria essenza e del proprio  divenire , nonché  quella forza  necessaria  per  tentare , partecipando,  di costruire un mondo migliore ,  poiché un mondo migliore è possibile ,  sta a noi contribuire a questa realizzazione.
Martin Heidegger nel 1953  in  un  suo trattato scrisse :   “ La minaccia  , per l’uomo , non viene anzitutto dalle macchine e dagli apparati tecnici , che possono anche avere effetti mortali. La minaccia vera ha già raggiunto l’uomo nella sua essenza . Il dominio della “im-posizione”  minaccia fondando la possibilità che all’uomo possa essere negato di raccogliersi profondamente privandolo di un  “di-svelamento” superiore  e  ad  una  verità più principale“.  
E’ proprio questo a cui  Albert Camus , nelle sue opere , si  è  sempre rivolto . La sua è stata una  continua battaglia per far emergere una verità possibile  tra  le tante menzogne e imposizioni  che la storia  tragicamente  dispensa agli uomini .
A. Camus  sentiva profondamente  che  “occorre andare verso la verità con tutta l’anima” , come diceva Platone ,  ma si rendeva anche conto che per affermare una sola piccola verità occorrevano tante libertà e soprattutto occorreva uscire , in qualche modo , dall’assurdità della vita cioè  ….dare  un  senso all’Assurdo. 
Come  questo fosse possibile e  con quali  mezzi realizzare ciò  l’ho imparato  attraverso  la  lettura dei suoi  libri  e  delle sue opere.
I  primi  furono  “Lo Straniero” ed  “Il Mito di Sisifo” , che  lessi  poco dopo  la  sua tragica morte del 6 gennaio 1960 ,  ma solo nel 1962  ,  dopo la  lettura dei suoi   “Saggi letterari” ,  scritti in giovane età  tra il 1935 ed il 1936 , Albert Camus  mi si svelò in tutta la sua grandezza.

Albert Camus per sviluppare il suo pensiero letterario e giungere  alle sue conclusioni utilizzò soprattutto i mezzi dell’ Arte e del  Sentimento che  proprio in  questi  brevi saggi  giovanili  già si  manifestarono.
Per entrare nel vivo dell’argomento ascoltiamo un suo passaggio :

“Personalmente  non  potrei vivere senza la mia arte ,  ma non l’ho mai posta al  di sopra di tutto :  se mi è necessaria , è invece perché non si estranea da nessuno e mi permette di vivere come sono al livello di tutti.     L’arte non è ai miei occhi gioia solitaria: è invece un mezzo per commuovere il maggior numero di uomini offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie di tutti.  L’arte obbliga  dunque l’artista a non isolarsi  e  lo sottomette alla verità più umile e più universale  e  , spesso , chi  ha scelto il suo destino d’artista perché si sentiva diverso dagli altri si accorge , ben presto ,  che potrà alimentare la sua arte  e questo suo essere diverso  solo  confessando la sua somiglianza  con tutti ;  l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri , a mezza strada fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può più staccare."

Quanto avete ascoltato è un passaggio  del discorso  che A. Camus tenne il 10 dicembre 1957 presso l’Hotel de Ville di Stoccolma in occasione del conferimento del Premio Nobel per la letteratura.  
Albert Camus aveva , da circa un mese ,  compiuto 44 anni ed era dopo Kipling il più giovane scrittore ad essere insignito di una così alta onorificenza  da  parte del Re Gustavo VI.
In altre conferenze ed  interviste  A. Camus sempre affermò  come l’Arte sia un mezzo tra i più efficaci per il superamento della  tragedia e dell’angoscia che , figlie dell’Assurdo costantemente opprimono l’umanità. L’Arte per Camus è una Rivolta per affermare valori etici , estetici e di verità ; pochi scrittori si sono prodigati e tormentati come lui per tutelare la sorte della condizione umana e della sua “dis-umanizzazione” proprio  come dice nel passaggio di un suo discorso  :

L’Arte in un certo senso è una Rivolta contro il mondo in ciò che vi è d’impreciso e d’incompiuto non si  tratta  dunque nient’altro  che  dare un’altra forma a una realtà che è costretta a conservare in sé , in quanto è la fonte stessa della sua emozione.
Sotto questo aspetto siamo tutti realisti e nessuno lo è .
L’arte non è né il rifiuto totale né il consenso totale a ciò che esiste : essa è nello stesso tempo rifiuto e consenso e perciò non può essere che uno strazio perpetuamente rinnovato .

Nel “Mito di Sisifo”  del 1941  Albert  Camus scrive :
“Se il mondo fosse chiaramente   comprensibile l’Arte non esisterebbe” elevando questa ad una disciplina  ed  a  una  forma di Rivolta  ove  l’uomo tenta di affermare se stesso per stabilire un territorio inviolabile per la difesa della sua dignità contro una storia cieca , menzognera ed  iniqua.  Albert Camus contrariamente a tanti scrittori o filosofi è contro la Storia e quindi contro coloro che per ragioni d’interessi , brama  di potenza o vana-gloria la plasmano a danno di coloro che  sono costretti a subirla senza potersi opporre.  Per A. Camus  l’Assurdo e la Rivolta sono quindi , nella parte iniziale della sua  opera i “cardini” del suo  pensiero ,  facce dello  stesso problema ove l’Assurdo fornisce una costante sequenza di problematiche all’Essere mentre l’Arte li illumina e la Rivolta offre i mezzi per il loro superamento.
Ma cos’è realmente l’Assurdo per A. Camus ? Cos’è la Rivolta ? Contrariamente a Jean Paul Sartre dove l’Assurdo rappresenta la mancanza totale di un fondamento dell’esistenza in cui l’uomo non è altro  che “ una passione inutile di un qualcosa nato per caso” .
Per Albert Camus  l’Assurdo  è sì l’irragionevole , il “non-senso” delle cose , la contraddizione , in cui l’uomo si trova condannato a vivere in un mondo ove  “tutto è gli è concesso ma nulla gli viene spiegato” e dove si trova irrimediabilmente sconfitto ,  perché il suo destino è uno solo uno …quello di morire! Ma per Camus questo Assurdo l’uomo non deve subirlo  bensì  “vivergli-contro”  ponendosi , come un Artista ,  che  respinge il reale ma non lo sfugge ,  cercando  di lottare  per uscire da  quel deserto che è altro non è che la patria  del nichilismo.

In questo contesto tragico  ,  l’originalità di  Camus si colloca nel fatto che egli non pone questo Assurdo come punto “finito” o “conclusivo” dell’esistenza ma come punto d’inizio offrendoci però i mezzi per il suo superamento  attraverso  l’ausilio della Rivolta e dell’Arte .
“Vivere è  fare  vivere  l’assurdo  ma  per  farlo  vivere  occorre  sapere
  ben guardarlo
”.  L’uomo doveva quindi abbandonare ogni consolazione 
   trascendentale e affidarsi solo  alla sua lucidità ed  al  suo coraggio. 
L’ Arte , quindi  ,  per il superamento del nichilismo attraverso la Rivolta è la  formula con cui  A. Camus  contrariamente ad altri scrittori  non esamina solo la malattia ma tenta con tutti i mezzi possibili la sua guarigione.   Con il tempo la struttura dell’opera di  A. Camus risulterà essere un vero e proprio  “Progetto Umano” in cui gli individui , contrariamente al pensiero di Kierkegaard , non avrebbero più cercato la loro salvezza attraverso la fede o il trascendentale bensì  attraverso una solidarietà  umana e terrena  aprendosi così  ad  una  “nuova forma di realismo e di laicità“. Albert Camus assistendo  al fallimento terreno della mediazione di Gesù tra Dio e gli uomini per la loro salvezza , nonché il vuoto creato dalla Chiesa praticante , richiede  agli   stessi  , per salvarsi  ed essere felici , una nuova forma di  alleanza  che viene  ben sintetizzata  nel romanzo  “La Peste” attraverso il grido del Dott. Rieux :
                      “
Amare o morire insieme non v’è altra risorsa” 
Un amore quindi che non scende più dal cielo ma si diffonde in terra tra gli uomini di buona volontà.  Nell’ottobre del 1945 nei suoi Taccuini annotava : “ L’Arte è il solo prodotto ordinato generato dalla nostra disordinata specie.  E’ il grido di mille sentinelle, l’eco di mille labirinti, è il faro che non si può offuscare, è la migliore testimonianza che possiamo dare della nostra dignità”.  La dignità come cartina tornasole dell’essere che richiede però un terreno su cui formarsi e svilupparsi .
Ma con quali mezzi espressivi o concettuali l’Artista può servire a ciò ?
Il  tempo in cui  A. Camus è vissuto e cresciuto fu un tempo di  grandi  conflitti , battaglie  e ideologie sconcertanti. Erano  gli anni che le idee HEGEL  , più che quelle di  KANT , avevano trovato un terreno fertile per affermarsi , FREUD aveva  demolito  la concezione dell’uomo come essere razionale collocandolo nel mondo come una  marionetta schiava del suo inconscio , NIETZSCHE aveva celebrato  il funerale di Dio ponendo  l’uomo al centro di una realtà insopportabile , MARX aveva da tempo  annunciato il trionfo della classe operaia contro le sovrastrutture ideologiche dell’uomo borghese che vuole tenere in schiavitù la stessa ,  HEIDEGEER preannunciava  l’avvento della tecnica  che avrebbe ridotto l’uomo ad “oggetto” della storia e non “soggetto” , SARTRE accecato dall’ideologia Comunista scriveva nel 1938  “La Nausea” professando  che “ l’esistenza precede l’essenza” e che “l’inferno sono gli altri” ,  HITLER nel 1939 invade la Polonia dando avvio , alla tremenda seconda  guerra mondiale ,  nel 1944 gli “alleati” sbarcano in Normandia e nel 1945 gli americani sganciano la prima bomba atomica su Hiroshima .
Nell’ottobre del 1956  la Russia di Nikita Kruscev , sotto l’inganno di realizzare un mondo nuovo e libero invade e sopprime con i carri armati la rivolta libertaria dell’Ungheria .  Infine dal 1954 al 1962 si consuma la lunga e sanguinosa guerra civile per l’indipendenza dell’Algeria ferendo profondamente l’animo ed il cuore di Albert Camus  .
In questo scenario non certo idilliaco “
dove tutto pare essere possibile e nulla avere importanza”
il risultato che ne scaturiva era  proprio quello della tragedia , la grande tragedia umana.   Camus che conosce e vive  questo dramma molto intensamente e con sofferenza orienta tutto  il suo pensiero e la sua opera al “senso della misura” e del “limite” per ristabilire un equilibrio contro questo Assurdo storico e metafisico come ebbe a scrivere  :

“Il tema costante della tragedia antica è “il limite” che non si deve sorpassare. Da una parte e dall’altra di questi limiti s’incontrano forze ugualmente legittime impegnate in uno scontro vibrante e senza tregua.    Ingannarsi su questi  limiti  , significa  rompere questo equilibrio significa inabissarsi “

In un’Europa ed in un mondo ormai devastati ed umiliati oltre ogni immaginazione  Albert Camus non  demorde e sempre nel suo discorso  di  Svezia del 1957  dice :  

Ogni generazione , senza dubbio , si crede destinata a rifare il mondo.
La mia sa che non lo rifarà . Il suo compito è forse più grande : consiste nell’impedire che il mondo si distrugga .  Erede di una storia corrotta in cui si fondono le rivoluzioni fallite e le tecniche impazzite , la morte degli dei e le ideologie portate al parossismo , in cui mediocri poteri , privi  ormai di ogni forza di convincimento , sono in grado oggi di distruggere tutto e in cui l’intelligenza si è prostituita fino a farsi serva dell’odio e dell’oppressione , questa  generazione ha dovuto restaurare , per se stessa e per gli altri , fondandosi sulle sole negazioni , un po’ di ciò che fa la dignità di vivere e di morire. Davanti ad un mondo minacciato di disintegrazione sul quale i nostri grandi inquisitori rischiano di stabilire per sempre il dominio della morte , la nostra generazione sa bene che dovrebbe , in una corsa pazza contro il tempo , restaurare fra le nazioni una pace che non sia quella delle servitù , riconciliare di nuovo lavoro e cultura e ricreare con tutti gli uomini un’arca di alleanza .

Anche nella conferenza di Atene del 1955 , Camus non si trattiene dall’evidenziare questo pericolo , ponendo le basi ed i limiti della Rivolta stessa affinché sia veramente salvifica , dicendo :

Il mondo che l’individuo  del 18° secolo  credeva di poter sottomettere e plasmare grazie alla ragione e alla scienza  ha in effetti preso una forma , ma una forma mostruosa . Razionale ed insieme smisurato , ecco  il mondo della Storia che  a questo grado di dismisura  ha assunto il ruolo di destino.  L’uomo dubita di poterla dominare , può solamente combatterla. Paradosso curioso . attraverso le stesse armi grazie alle quali aveva rigettato la fatalità , l’umanità s’è ritagliata un destino ostile.  Dopo aver fatto un dio per il regno umano , l’uomo di nuovo gli si rivolta  contro . Contesta , combattente e insieme smarrito , diviso fra la speranza assoluta e il dubbio definitivo.   Vive in un ambiente tragico.  Questo  forse spiega perché la tragedia voglia rinascere.    L’uomo d’oggi che grida la sua Rivolta sapendo che essa ha dei limiti , che esige la libertà e subisce la necessità , quest’uomo contradditorio , sradicato , ormai cosciente della sua ambiguità e di quella della Storia , quest’uomo è l’uomo tragico per eccellenza .

A questo punto per meglio comprendere la grandezza e la modernità di Albert Camus sarebbe necessario analizzare , almeno brevemente , quale è stato il percorso che ha condotto un giovane , nato nella povertà e nel  disagio  del piccolo quartiere malsano di Belcourt , vicino ad Algeri  a divenire all’età di 44 anni un  “Premio Nobel” .
Il film di Gianni Amelio , ispirato alla prima parte del romanzo postumo  “Il Primo Uomo” mirabilmente rappresenta questo percorso sino al  1940 quando Albert Camus si trasferirà da Algeri a Parigi e grazie all’amico Marcel Pia , otterrà un  impiego  come redattore  presso il  giornale “Paris soir”.   Parigi  era allora un vero crogiuolo culturale senz’altro il più avanzato d’Europa e del mondo : Gide , Sartre , Simone  Debuvoir  , Mauriac , Malraux , Marleu Ponty , Andrè Breton , Renè Char , Lacan , Brice Parain,  George Bataille, Celine , Raymond Aron , Picasso erano solo alcuni dei grandi scrittori ed artisti protagonisti assoluti di quella che sarà un epoca  unica nella storia della letteratura e della filosofia Francese ed Europea. Dividendosi spesso tra Parigi e Algeri lavora alacremente  tra enormi difficoltà  economiche e di salute finché nel 21 febbraio 1941 nei suoi Taccuini scrive:
             
“Terminato Sisifo ! Finito i tre assurdi . Inizio della libertà”
Proprio Marcel Pia lo metterà in contatto con la Casa Editrice Gallimard per la visione del suo romanzo da poco terminato  “Lo Straniero”  il quale fu  ben accolto e  pubblicato nel maggio del 1942 sollevando un enorme successo di critica e di pubblico. 
Seguirà nello stesso anno la pubblicazione di “Caligola” ed a seguire nel  1943  del “Mito di Sisifo” ottenendo un ulteriore grande successo specie tra il mondo giovanile .   Albert Camus , un artista “pied noir” Algerino aveva così , in poco tempo conquistato Parigi.
Con questa “Trilogia” finisce la fase della rappresentazione letteraria imperniata sull’Assurdo.  “Lo Straniero” è  la  situazione Assurda ,  “Caligola” ne è  la rappresentazione tragica ed  “ Il Mito di Sisifo”  è  l’analisi   metafisica e storica del  fenomeno

Nel 1947 viene pubblicata la “La Peste”  che è  un romanzo che racchiude in sé una “proposta etica”  di fattiva collaborazione e solidarietà umana per la cessazione del fenomeno degenerativo ed oppressivo di una società  senza Dio e senza Misura.
Nel 1951 la Gallimard pubblica poi  “L’uomo in Rivolta”  opera di grandi  contenuti  politici , sociali , filosofici che otterrà un grande successo di pubblico ma anche non pochi dissapori , critiche e  malintesi presso il mondo culturale Francese. 
Dopo il premio Nobel nell’ottobre 1957 Camus vive un periodo di grande successo ma anche di  disordine e smarrimento.
Convegni , incontri , viaggi , interviste non erano più  la sua passione ed anche Parigi , con le sue nebbie e la sua modernità e mondanità gli andava stretta.  Il sole , il mare , i colori ed profumi della sua Algeria gli mancavano tantissimo come ebbe a dire :

“Parigi è una meravigliosa caverna ed i suoi abitanti , vedendo le proprie ombre agitarsi sulla parete in fondo , le scambiano per l’unica realtà.
Lo stesso per la fama strana e fugace che questa città dispensa.
Là , lontano da Parigi ,  abbiamo imparato che c’è una luce alle nostre spalle , che dobbiamo voltarci indietro gettando le catene per guardarla in faccia , e che prima di morire il nostro compito è di cercare ,
attraverso le parole , di  “darle un nome”.

Finalmente nel 1958  Camus si convince a far ristampare “Il Rovescio  e il Diritto” dove , nella sua prefazione ,  si abbandona  ad una importantissima e sentita confessione. Fu questa confessione che mi aiutò a comprendere meglio molte cose .

Dacchè queste pagine sono state scritte , io sono invecchiato e son passato attraverso molte cose e ho imparato su me stesso , conoscendo i miei limiti e quasi tutte le mie debolezze .   Ho imparato meno sugli altri perché la mia curiosità è attratta più dal loro destino che dalle loro reazioni , e i destini si ripetono molto. Ho almeno imparato che esistevano e l’egoismo , non potendo negare se stesso , deve cercare di  veder chiaro.   Godere di sé è impossibile ; lo so , nonostante i grandi doni che ho per questo esercizio.  Se la solitudine esiste , cosa che ignoro , si avrebbe pur diritto di sognarla, all’occorrenza come un paradiso.
Qualche volta la sogno , come tutti .  Ma due angeli tranquilli me ne hanno sempre vietato l’ingresso ; uno mostra un viso amico , l’altro ha la faccia di un nemico.  Sì ho tutto questo  ed ho anche imparato , o press’a poco , che cosa costi l’amore.  Ma sulla vita , non ne so più di quanto ho detto  goffamente nel “Rovescio e il Diritto” : “Non c’è amore di vivere senza disperazione di vivere”    ho scritto ,  non senza enfasi in queste pagine. Allora non sapevo fino a che punto fossi nel vero ; non ero ancora passato attraverso i tempi della disperazione . Questi tempi sono venuti ed hanno potuto distruggere tutto in me , meno , appunto il disordinato appetito di vivere.  
Io soffro ancora di questa passione , al tempo stesso feconda e distruttiva  che risplende persino nelle pagine più cupe de “Il Rovescio e il Diritto”.

Nell’analizzare questa prefazione , in cui A. Camus espone  parte del suo percorso umano e artistico anticipando il motivo conduttore della sua prossima opera  “che avrebbe  trattato di una certa forma d’Amore” .
Nel maggio 1959 nei suoi taccuini scriveva :

“Sono io stesso che da quasi cinque anni , critico ciò in cui ho creduto ,  ciò di cui ho vissuto.    E’ per questo che , chi ha condiviso le mie idee  ,  si sente preso di mira e ce l’ha tanto con me ;  e invece no , io mi sto facendo guerra e mi distruggerò o rinascerò , tutto qui” .
Con questi richiami A. Camus “ri-evidenzia” come stesse attraversando un periodo non facile né felice .  Egli voleva abbandonare un universo per crearne un altro a “continuazione” e “conclusione” di un percorso culturale e umano come nella prefazione del “Rovescio e il Diritto”   scrive :

A volte la vita mi  appare come un’ingiustizia in cammino : penso a me.
Se in questo momento ho l’impressione di essermi ingannato o d’avere mentito in quello che a volte scrivevo,  è perché non so come far conoscere onestamente la mia ingiustizia.   Certamente non ho mai detto di essere “ giusto .  Mi è soltanto capitato di dire che bisognava tentare di esserlo , e anche che era una fatica ma la differenza è poi così grande?  E può veramente predicare la giustizia chi non riesce nemmeno a farla regnare nella propria vita?


Nel maggio del 1959   nella quiete di Lourmarin e tra la luce  ed  i  profumi  della campagna nei suoi Taccuini scrive : 
 
“ Ripreso il mio lavoro. Portato avanti la prima parte del  “Primo Uomo”    Era proprio questo il libro che A. Camus  pensava di realizzare , e  che  avrebbe potuto fornirgli quella pienezza artistica e di autenticità che negli ultimi tempi sentiva smarrita

E poi viene sempre il momento nella vita d’un artista in cui egli deve fare il punto , avvicinarsi al proprio centro per cercare poi di  mantenervisi.  
Oggi questo momento è venuto e non occorre che dica di più se, nonostante tanti sforzi per costruire un linguaggio e far vivere dei miti , io non riuscirò un giorno a riscrivere il “Rovescio e il Diritto” non sarò mai riuscito a  niente :  questa è la mia oscura convinzione.  In ogni caso nulla m’impedisce di sognare e ci riuscirò , d’immaginare che metterò ancora al centro dell’opera l’ammirevole silenzio di una madre e lo sforzo di un uomo per ritrovare una giustizia o un amore che equilibri quel silenzio . Nel sogno di una vita , ecco l’uomo che trova le proprie verità  e le perde , sulla terra della morte, per tornare attraverso le guerre , le grida , la follia di giustizia e d’amore e , finalmente, attraverso il dolore, verso quella patria tranquilla in cui anche la morte è un silenzio felice.

L’atmosfera in cui si sviluppano i temi del  “Rovescio e il Diritto” sono tutti  permeati  di una forte componente lirica , poetica e panteistica che mai più sarebbero stati così bene espressi nelle sue future opere.  Furono questi brani , illuminati e poetici , che fecero scaturire nel  mio giovane cuore stupori  e  gioie sino allora  sconosciuti. 
Attraverso questo sono riuscito finalmente a comprendere le ragioni per cui , dopo aver raggiunto tanto successo e conseguito un Premio Nobel per  la letteratura  Albert Camus  si  spinse a  scrivere :  
      “Ecco perché , forse, dopo 20 anni di lavoro e di attività , io continuo
       a  vivere   con l’idea che la mia opera non sia nemmeno cominciata” .
Il “ Rovescio ed il Diritto”, con la sua prefazione del 1958 , racchiude una vera e profonda verità che un passaggio de “L’Enigma” evidenzia :

“Fiotti di sole caduti dal sommo del cielo rimbalzano brutalmente sulla campagna intorno a noi .  Tutto tace davanti a questo tumulto
Dove sta l’assurdità del mondo? E’ questo splendore o il ricordo della sua assenza? Con tanto sole nella memoria come ho potuto puntare sull’Assurdo?  Chi mi è vicino se ne stupisce ; anch’io a volte me ne stupisco .   Potrei rispondere, e rispondere a me , che proprio il sole mi ci spingeva : la sua luce , a forza di essere spessa coagula l’universo e le sue forme in un barbaglio oscuro. Ma la cosa si può esprimere diversamente e , davanti a questa luce bianca e nera  che per me è sempre stata quella della verità, io vorrei spiegarmi semplicemente a proposito di quell’ Assurdo che conosco troppo per tollerare che altri ne ragioni senza sfumature .  D’altronde il parlarne ci riporterà al sole. Nessun uomo può dire quel ch’egli  è , ma  accade che possa dire quel che non è.  
Si vuole che ,  chi ancora cerca , abbia già concluso . Mille voci gli annunciano che cosa ha trovato , e tuttavia  egli sa che non è quello."

In questo breve  brano che avete ascoltato , nonché nei suoi Taccuini al settembre del 1959  in cui scrive :  Lo sforzo più spossante della mia vita è stato di soffocare la mia natura per metterla al servizio dei miei più grandi progetti. Ogni tanto , ma solo ogni tanto ci riuscivo” , si evidenzia  in  modo  lampante  l’insoddisfazione artistica ed  intima di A. Camus facendo emergere quel suo forte desiderio di realizzare un’opera  con  quei contenuti  e  valori  in cui  “il cuore per la prima volta si era aperto ma anche , e soprattutto , di ritrovare quella sua identità profonda e autentica troppo a lungo trascurata o nascosta che proprio nella bozza del suo libro “Il Primo uomo” al capitolo finale  “Oscuro a se stesso” egli accenna ..ma non svela.   
Albert  Camus non riuscirà a  raggiungere  tale  sogno . 
Il 6 gennaio 1960 , alle ore 13,55 , l’auto “Facel Vega” , guidata da Michel Gallimard , andava a schiantatasi , per lo scoppio di una gomma , contro un albero  solitario sulla strada che doveva portarlo a Parigi. 
L’ Assurdo , contro cui tanto si era opposto , si era presentato inesorabilmente  a Lui  con tutta la sua violenza e tragicità .
Concludendo possiamo affermare che la sconcertante modernità di Albert  Camus  la si ritrova continuamente in ogni sua opera , in ogni suo scritto in ogni sua conferenza ma soprattutto nella  sua profonda convinzione che la natura umana è parte integrante di una natura più grande che deve essere  sorretta  e difesa da una comune solidarietà terrena  tra  gli individui  di ogni  paese , razza o religione . 
Albert Camus oltre ad essere stato un grande intellettuale non fu  mai un  “ falso profeta”  ,  né  mai  peccò  “d’intellettualismo” e la sua visione sul mondo illuminerà in modo penetrante i problemi che la storia porrà  sempre  alla coscienza degli uomini”
        

                  Grazie  Albert  per quanto hai saputo donarci !

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